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Quali sono le fasi del travaglio?

Quali sono le fasi del travaglio?

Di solito si parla del travaglio come se fosse un evento unico e uniforme. In realtà, ci sono diverse fasi di travaglio, che vanno dalla preparazione fino al parto vero e proprio. Ciascuna ha le proprie caratteristiche e le proprio criticità.

  1. Prodomica

La fase prodromica è la fase iniziale, durante la quale il corpo si prepara. Inizia con le prime contrazioni irregolari, che si stimolano la dilatazione e l’assottigliamento del collo dell’utero. Il tappo mucoso che protegge l’utero si stacca, provocando perdite vischiose e di colore biancastro. Potrebbero esserci tracce di sangue: finché sono solo poche gocce, è tutto nella norma.

In alcuni casi, si verifica anche la rottura delle membrane o delle acque: dalla vagina esce un liquido di colore chiaro. Quando succede, significa che il parto è imminente e bisogna andare subito in ospedale, ma non c’è nulla da temere. Bisogna preoccuparsi solo se le acque si rompono prima della 37a settimana o se sono verdastre; in questi casi, bisogna correre al pronto soccorso.

La durata della fase prodromica è variabile e, a meno che non si rompano le acque, non c’è fretta. La cosa migliore è aspettare a casa che le contrazioni diventino più regolari, lavarsi con calma, mangiare qualcosa.

  1. Attiva

Quando il collo dell’utero raggiunge i 10 centimetri di diametro, inizia la fase attiva del travaglio. Le contrazioni diventano regolari e sempre più frequenti, ogni 2 minuti circa. Inoltre si spostano nella parte bassa dell’utero, in modo da spingere la testa del bambino contro il collo dell’utero.

Come si riconosce una contrazione? Di solito il dolore cresce piano, raggiunge il suo picco interessando anche i lombari, si allevia fino a sparire. Il tutto dura 60-90 secondi, di cui 30 occupati dal picco.

Anche in questo caso, la durata della fase è variabile: se si tratta della prima gravidanza, il collo dell’utero si dovrebbe dilatare di 1 centimetro all’ora. Nelle gravidanze successive, ci potrebbe volere di meno.

  1. Espulsiva

Quando il collo dell’utero è del tutto dilatato, si passa alla fase espulsiva: la partoriente avverte il bisogno di spingere e si verifica il parto vero e proprio.

Per aiutare il bambino a nascere, è importante accompagnare le contrazioni con delle spinte per spingere la testa del bambino sempre più in basso. Vagina e perineo si tendono al loro massimo, con conseguente dolore. Una volta che il bambino raggiunge l’apertura vaginale, però, bastano poche spinte per farla uscire del tutto.

La fase espulsiva dura massimo un paio d’ore.

  1. Secondamento

Una volta nato il bambino, si taglia il cordone ombelicale e si controlla che stia bene. Se non ci sono emorragie rilevanti, si aspetta che la placenta si stacchi da sola entro 60 minuti al massimo. A questo punto interviene un’ultima contrazione che la spinge fuori.

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