fbpx

Gravidanza e lavoro: quali sono i diritti della futura mamma?

Gravidanza e lavoro: quali sono i diritti della futura mamma?

Gravidanza e lavoro sono due termini non sempre compatibili, almeno nel sentire comune. Tante future mamme affrontano ansie, domande, paure riguardanti il proprio percorso lavorativo. I nove mesi di attesa sono infatti un periodo intenso, durante il quale non è sempre possibile continuare a lavorare. Vediamo quindi quali sono le tutele per le lavoratrici in dolce attesa.

  1. Quando comunicare la gravidanza a lavoro

Quando una donna scopre di essere incinta, è obbligata a comunicarlo al proprio datore di lavoro. Entro quando? Secondo il D.Lgs 81/2008, dipende in parte dal tipo di lavoro svolto. Il datore di lavoro è infatti obbligato a salvaguardare la salute delle dipendenti incinte. 

Se la diretta interessata fa un lavoro ad alto rischio, deve comunicare la gravidanza il prima possibile. Vale lo stesso in caso di gravidanza a rischio.

Se invece si tratta di un lavoro d’ufficio, che non comporta rischi né per la madre né per il bambino, non c’è un termine preciso. Bisogna sicuramente comunicare la gravidanza prima dell’astensione obbligatoria, ma non ci sono altri obblighi per legge. 

Può capitare che il Contratto Collettivo Nazionale o il contratto aziendale prevedano tempi certi e precisi per la comunicazione. In questo caso, è tutto segnato nero su bianco sul contratto firmato al momento dell’assunzione.

2. I permessi di lavoro in gravidanza

Pur non essendo obbligatorio comunicare subito la gravidanza, può darsi che questo emerga per altre ragioni. Ad esempio, la futura mamma potrebbe dover chiedere dei permessi per effettuare accertamenti clinici ed esami prenatali durante l’orario di lavoro.

Per richiedere i permessi pagati, la lavoratrice deve:

  • informare il datore di lavoro dello stato di gravidanza;
  • mostrare un certificato che attesti la gravidanza;
  • comunicare in anticipo le date in cui sarà assente;
  • riportare a lavoro il certificato rilasciato a fine visita.

Il permesso comprende il tempo necessario per raggiungere la struttura, eseguire la visita, andare a lavoro. Una volta conclusa la visita, quindi, la lavoratrice dovrebbe tornare a lavoro. Non esiste un numero massimo di permessi, purché siano sempre accompagnati da una certificazione, e il datore di lavoro non può negarli.

3. Quando inizia il congedo di maternità

In alcuni casi, gravidanza e lavoro non sono compatibili. Quando succede, la lavoratrice ha il diritto di astenersi dal lavoro in anticipo rispetto a quanto previsto. Per poterlo fare, deve però presentare domanda alla ASL e corredarla con un certificato medico.

Se invece tutto va bene, la futura mamma può continuare a lavorare finché non scatta il congedo obbligatorio. Il congedo parte 2 mesi prima del parto e finisce 3 mesi dopo il parto. Se le sue condizioni di salute lo consentono, la lavoratrice può lavorare fino a 1 mese prima del parto e tornare a lavoro 4 mesi dopo il parto.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: