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Tutto quello che devi sapere sul parto in acqua

Tutto quello che devi sapere sul parto in acqua

Il momento della nascita è la fine di un’esperienza e l’inizio di un’altra. È un passaggio dall’essere solo donna o solo uomo al diventare madre o padre, dall’essere feto al divenire figlio. Travaglio e parto costituiscono una grande prova fisica: la donna si misura con il proprio corpo, ma anche con la mente, con le proprie paure, con il dolore e la capacità di sopportarlo. Nascere è un evento naturale, ma diventa più naturale se il bimbo può passare dal liquido amniotico all’acqua.

Le caratteristiche e le dimensioni della vasca.

Chiaramente per il parto nell’acqua bisogna utilizzare vasche apposite con delle specifiche costruttive e tecniche ben precise. La vasca dev’essere in vetroresina, un materiale molto liscio e resistente che può, quindi, essere perfettamente igenizzato.

Infine la vasca deve essere abbastanza grande per consentire alla donna di muoversi e di assumere le posizioni che preferisce. Inoltre, l’acqua deve avere una profondità tale da permettere una spinta verso l’alto abbastanza elevata. Le dimensioni standard sono di 2 x 1,5 metri con una profondità di 80 centimetri.

L’acqua dev’essere abbastanza calda e la temperatura deve rimanere costante per tutta la durata del travaglio e del parto. Nelle vasche del parto in acqua, così come avviene in quelle da idromassaggio, la temperatura può essere facilmente regolata mediante un dispositivo che la mantiene costante.

Il ricambio dell’acqua dev’essere continuo in modo che l’acqua risulti sempre perfettamente pulita. Durante il travaglio e il parto, infatti, si verificano emissioni di urine, feci, sangue e liquido amniotico. Per questo motivo, è assolutamente indispensabile la presenza di un dispositivo che permetta di cambiare velocemente l’acqua perché sia sempre perfettamente pulita, garantendo, quindi, l’igiene necessaria per la mamma e per il bambino al momento della nascita.

Quali sono i momenti che compongono il parto in acqua?

1. La mamma può decidere di immergersi nella vasca già prima del travaglio oppure a travaglio iniziato cioè quando la dilatazione è di 3 o 4 centimetri. L’acqua della vasca viene mantenuta a una temperatura costante di circa 37 gradi; il calore contribuisce, infatti, a far rilassare la muscolatura rendendo meno dolorose le contrazioni. Inoltre, la minore tensione muscolare accelera la dilatazione, (secondo le statistiche, i parti in acqua durano circa 30-40 minuti meno degli altri).

2. L’ostetrica può eseguire tutti i controlli, compreso quello cardiotografico, che serve a rilevare il battito cardiaco del feto, anche se la donna si trova nell’acqua. Per immergere le mani, utilizza dei guanti lunghi che riparano il braccio fino all’altezza del gomito.

3. L’ostetrica esegue un massaggio nella zona lombare. Questa tecnica, infatti,è molto utile per alleviare il dolore in modo naturale. La posizione accovacciata aiuta ad eseguire il massaggio in modo più efficace. La mamma può assecondare i movimenti e chiedere una pressione più o meno decisa nelle varie fasi tra una contrazione e l’altra e durante le contrazioni stesse.

4. Le contrazioni si fanno più intense e ravvicinate. Nell’acqua la donna ha la possibilità di adottare la posizione che preferisce. L’acqua fa diminuire, infatti, l’effetto della forza di gravità rendendo più facili i movimenti. Per sopportare il dolore delle contrazioni la donna si può anche aggrappare al bordo della vasca.

5. Inizia a spuntare la testa del bambino. L’ostetrica afferra con delicatezza la testa del piccolo per aiutarlo a uscire. Quando quest’ultima è ormai completamente fuori l’ostetrica finisce di estrarlo. Per la mamma e il momento di dare l’ultima spinta.

6. Finalmente la testa è completamente fuori e l’ostetrica aiuta il piccolo a uscire completamente. È andato tutto bene e non è stato necessario praticare l’episiotomia (il piccolo taglietto tra la vagina e l’ano che viene spesso effettuato per evitare lacerazione dei tessuti). L’acqua calda favorisce, infatti, una maggiore irrorazione sanguigna dei genitali e per questo motivo le lacerazione della zona vagino-perineale sono molto rare anche nelle primipare, cioè nelle donne al primo parto.

7. L’ostetrica appoggia il neonato sulla pancia della mamma che tira un sospiro di sollievo. Il suo bambino è nato e sta bene. Per la donna è un momento di liberazione. Un attimo per tirare il fiato dopo il grande sforzo e la neo mamma è pronta a prendere per la prima volta in braccio suo piccolo.

8. Mamma e papà osservano con dolcezza il loro bambino. Il piccolo è ancora unito alla madre dal cordone ombelicale; l’ostetrica lo toglierà solo quando questo avrà cessato di pulsare. Non c’è, infatti, alcuna fretta di compiere l’operazione. Durante questo lasso di tempo il bambino ha dunque una doppia fonte di ossigeno: quello che riceve attraverso la placenta e quello che respira attraverso i polmoni. Intanto, il contatto fisico pelle a pelle con la mamma serve a rassicurare e a calmare il piccolo.

9. Il bambino è ancora nell’acqua tra le braccia della mamma quando l’ostetrica decide che è il momento di tagliare il cordone ombelicale. Quando, infatti, il cordone smette di pulsare significa che il bambino ha iniziato a respirare con i polmoni. Il cordone ombelicale assume, quindi, una colorazione biancastra.

10. Il bambino viene separato dalla mamma che, nel frattempo, viene assistita per la fase del secondamento, cioè dall’espulsione della placenta e degli annessi embrionali (sacco amniotico e funicolo ombelicale rimasto attaccato alla placenta) che può avvenire dentro o fuori dalla vasca. Per il neonato è il momento della medicazione del monconcino ombelicale. L’ostetrica provvede anche verificare lo stato di salute del piccolo mediante il punteggio di Apgar. Si tratta di prendere in considerazione una serie di parametri (respirazione, battito del cuore, colore della cute, tono muscolare e riflessi) per valutare l’efficienza dell’organismo del piccolo e la sua vitalità, cioè la capacità di sopravvivere autonomamente. Per ciascun parametro viene assegnato un punteggio di 0, 1 o 2 punti, quindi si fa la somma (il massimo è 10). Se il punteggio supererà 7 significa che il bambino è sano e vitale.

11. L’ostetrica fa il bagnetto al neonato sostenendoli delicatamente la testolina. Quindi, il piccolo viene avvolto in un lenzuolo e asciugato. Tra poco verrà vestito e poi riportato da mamma e papà.

12. Tra le braccia della mamma si tranquillizza. Adesso la famiglia è tutta insieme

A cura del Dott. Salvatore Pollina

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