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Parto prematuro. Perché a volte nasce in anticipo ?

Parto prematuro. Perché a volte nasce in anticipo ?

Ogni tanto capita che il bambino nasca prematuro. Molto spesso però le cause del parto prematuro sono ignote. Si è però osservato che la frequenza è maggiore in presenza di certi fattori: alcuni sono molto conosciuti, come l’età, il fumo o il peso; altri però sono più difficili da individuare, ma è molto importanti conoscerli per prevenire un parto prematuro. Eccone alcuni:

Si soffre di diabete.

Il diabete è una malattia caratterizzata da uno squilibrio della metabolizzazione (cioè della trasformazione e dell’assimilazione) del glucosio, uno zucchero. Durante la gravidanza questa malattia può presentarsi in una forma tipica, detta diabete gravidico, anche nelle donne che prima non ne soffrivano. Solitamente il disturbo compare verso la seconda metà della gravidanza e può essere tenuto sotto controllo con un’alimentazione povera di zuccheri ed eventualmente con una cura a base di insulina (l’ormone che permette la trasformazione del glucosio). I rischi di parto prematuro aumentano, invece, se il diabete compare all’improvviso verso il termine della gravidanza o se subisce “impennate” difficili da controllare.

Si aspettano due gemelli.

Quando la gravidanza è gemellare e i bambini si sviluppano in modo regolare, l’utero, che durante la gestazione già normalmente aumenta di 30-40 volte il suo volume, si tende ancora di più. La maggiore distensione delle pareti dell’utero può quindi portare all’avvio del parto anche prima della trentottesima settimana. Per questo in caso di gravidanza gemellare è particolarmente importante sottoporsi a frequenti controlli e restare il più possibile a riposo.

Il liquido amniotico è troppo abbondante.

Non si conoscono ancora bene le cause che portano all’aumento eccessivo del liquido amniotico (polidramnios), anche se si è notato che si verifica con maggiore frequenza se vi sono problemi seri al feto. Quando la quantità di liquido cresce eccessivamente, si verifica una maggiore distensione dell’utero che può avviare il travaglio. Per impedire che ciò avvenga prima che il bambino abbia raggiunto la maturità polmonare, il medico può riportare entro il livelli di normalità la quantità di liquido asportandone l’eccesso con una siringa. L’intera operazione va eseguita molto lentamente, perché un calo improvviso di liquido potrebbe avviare le contrazioni, e va ripetuta periodicamente, perché il liquido si riforma.

Compare la gestosi.

La gestosi è una sindrome, cioè un insieme di sintomi, che si può manifestare nell’ultimo periodo della gravidanza con ipertensione (pressione alta), gonfiore alle gambe e presenza di proteine nelle urine. Questa malattia può comportare una diminuzione dell’afflusso di sangue alla placenta, l’organo attraverso il quale il bambino riceve il nutrimento. Di conseguenza ci può essere uno scarso accrescimento del feto e talvolta, può verificarsi una minaccia di parto prematuro. Per prevenire la comparsa della gestosi è importante tenere sotto controllo la pressione ed evitare un aumento di peso eccessivo. Se il disturbo si presenta in forma seria, il medico verso la fine della gestazione può fare ricoverare la donna in ospedale per sottoporla a controlli costanti.

È colpa di una infezione.

Se la mamma contrae una malattia infettiva, come il morbillo, è possibile che venga compromesso il buon funzionamento della placenta (l’organo che porta al feto l’ossigeno e il nutrimento) e che si verifichi un parto prematuro. La mamma dovrebbe quindi evitare, quanto più possibile, il contatto con le persone affette da malattie contagiose.

Un’infezione vaginale, invece, può essere dovuta per esempio a streptococchi (una famiglia di batteri) e clamidie (microrganismi di dimensioni intermedie tra batteri e virus, che provoca un’infezione soprattutto dell’apparato urogenitale). Talvolta l’infezione può estendersi e intaccare le membrane del sacco amniotico (che contiene il feto e il liquido amniotico) provocandone la rottura. Il brusco calo di liquido avvia le contrazioni. Una corretta igiene intima e l’uso di biancheria di cotone può aiutare a prevenire la comparsa delle infezioni vaginali.

Si stacca la placenta.

In circa una gravidanza su 200 l’ovulo fecondato si annida nella parte più bassa dell’utero. Di conseguenza anche la placenta (l’organo che porta il nutrimento e l’ossigeno al feto) si sviluppa più in basso, davanti all’apertura del collo dell’utero (placenta previa). In questo caso è importante che la donna stia a riposo perché trovandosi in una posizione anomala è più facile che la placenta si stacchi, causando un parto prematuro.

Perchè riceve un urto.

Anche se succede solo in casi molto rari, la placenta può staccarsi a causa di un urto sul pancione, che può comprometterne la funzionalità. In caso di improvvisi scossoni, infatti, l’utero, che è costituito da tessuto muscolare, tende a contrarsi. La placenta, però, non essendo elastica come le pareti dell’utero, non riesce a seguirne i movimenti ed è possibile che si stacchi in qualche punto. La futura mamma deve proteggere, quindi, il pancione dal rischio di urti e scossoni e in caso di un colpo imprevisto rivolgersi immediatamente al ginecologo.

Attenzione ai disturbi a cuore o reni.

In gravidanza aumenta la quantità di sangue che circola nell’organismo della mamma. Questo implica un lavoro maggiore per cuore e reni, che devono rispettivamente pompare e filtrare una maggiore quantità di sangue. In questo caso si può verificare un affaticamento eccessivo di tali organi, magari a causa di un problema preesistente. Di conseguenza, probabilmente per un meccanismo di difesa, si avvia il parto anche prima della scadenza. Per questo è bene che chi soffre di problemi al cuore o ai reni prima di affrontare una gravidanza consulti uno specialista, rispettivamente il cardiologo o il nefrologo, ed eventualmente si sottoponga a controlli periodici nei nove mesi.

Le malformazioni dell’utero.

Le malformazioni dell’utero sono congenite, cioè presenti dalla nascita. Se l’utero è bicorne, cioè appare diviso in due corni distinti, oppure è setto, cioè la sua parte superiore è segnata da un solco (il setto) che si presenta come una protuberanza nella cavità uterina, il bambino si sviluppa solo in una parte dell’utero. Per questo con il procedere della gravidanza lo spazio può non essere sufficiente e quindi si avvia il parto. Se queste anomalie vengono individuate prima del concepimento è, in genere, possibile intervenire chirurgicamente unificando la cavità uterina (per l’utero bicorne) o eliminando il tessuto in eccedenza (per l’utero setto).

Il collo dell’utero debole.

Si parla di incontinenza cervico-segmentaria quando il collo dell’utero tende ad aprirsi. È un problema che può essere congenito, cioè presente dalla nascita, o dovuto a interventi sul collo dell’utero o a lacerazioni avvenute in parti precedenti. Il problema è correggibile, in genere tra la dodicesima e la ventesima settimana con il cerchiaggio, un intervento che si esegue in anestesia generale, durante il quale viene inserita intorno al collo dell’utero una speciale fettuccia che lo tiene chiuso e che verrà poi rimossa al momento del parto.

I fibromi.

Il fibroma dell’utero è un tumore benigno la cui diffusione aumenta con l’età (intorno ai 30 anni colpisce il 20% delle donne e a 40 circa il 40%). Durante l’attesa, a causa dell’azione degli ormoni, i fibromi aumentano di dimesione e possono essere causa di parti prematuri, perché creano irritazioni che portano l’utero a contrarsi. La mamma dovrà stare a riposo, qualora durante l’attesa sia stata scoperta la presenza di un fibroma.

L’età.

Il parto prematuro è più frequente nelle mamme molto giovani (meno di 20 anni) e in quelle mature (più di 38 anni).

Il fumo.

L’eccesso di tabacco può portare a un funzionamento della placenta (l’organo che fornisce ossigeno e nutrimento al bambino) non ottimale e a uno stato di eccessiva tensione dell’utero. Per questo le madri fumatrici sembrano essere più soggette al parto prematuro.

Essere sottopeso.

Se la mamma prima del concepimento era sottopeso e durante la gravidanza segue un’alimentazione ridotta che non permette un adeguato aumento di peso, le sue riserve energetiche sono inferiori alla media e la possibilità che il bimbo nasca prima del termine è più alta.

Un’aiuto dai farmaci.

Se presi per tempo, anche gli avvii di parti prematuri possono essere bloccati attraverso la somministrazione di farmaci miorilassanti (cioè che rilassano i muscoli e fermano le contrazioni), che vengono iniettati nella vena del braccio. Solitamente si prosegue poi la cura per qualche tempo con gli stessi farmaci assunti per bocca. In alcuni casi, oltre a bloccare il parto, si può anche aiutare lo sviluppo della maturità polmonare del bambino, somministrando alla mamma alcuni farmaci (cortisonici) che vengono poi assorbiti dal bambino attraverso la placenta. In questo modo il piccolo, anche se nascerà prima del tempo, sarà in grado di respirare da solo.

 

Il parto prematuro non può essere previsto, ma alcuni sintomi segnalano l’imminenza del parto: quando si presentano, quindi, è bene recarsi subito in ospedale.

Contrazioni.

Avvertire contrazioni non dolorose nel corso del terzo trimestre, è perfettamente normale, anche se vanno comunque segnalate al ginecologo. Se però le contrazioni sono dolorose e cadenzate potrebbero indicare un parto prematuro: in questo caso è necessario recarsi subito in ospedale.

Perdite di sangue.

Nel terzo trimestre, una perdita di sangue (emorragia) può essere il segnale di un distacco della placenta. È quindi necessario recarsi al Pronto Soccorso. In caso perdite di sangue possiamo distinguere quelle dovute a placenta previa in cui l’emorragia è abbondante, improvvisa e non dolorosa, e quelle imputabili al distacco placentare in posizione normale in cui l’emorragia può anche non essere abbondante, ma è accompagnata da dolori e contrazioni.

Perdite chiare.

La perdita di liquidi dalla vagina può essere il segnale di una rottura delle membrane, e quindi indicare l’avvio di un parto prematuro, per questo è necessario recarsi subito in ospedale.

Ma come possiamo ridurre il rischio di un parto prematuro? 

Per prevenire il parto prematuro è importante sottoporsi a controlli periodici. Già all’inizio della gravidanza la visita dal ginecologo permetterà di individuare eventuali fattori di rischio. Gli appuntamenti successivi, a cadenze regolari, servono a controllare l’andamento del collo dell’utero. È importante riferire sempre se si avvertono contrazioni, anche non dolorose, e con quale frequenza e avvisare il medico se ci sono stati episodi di febbre, anche se dovuti a una banale influenza, o se si notano perdite vaginali diverse dal solito o irritazioni e pruriti. È importante anche adottare sane abitudini di vita, evitando il fumo e l’assunzione di alcolici. Il riposo è necessario solo se a ordinarlo dal medico, in genere è sufficiente condurre una vita regolata, senza esagerare o stancarsi troppo, specialmente durante l’ultimo trimestre.

A cura del Dott. Salvatore Pollina 

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