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Perché è meglio evitare il metodo Estivill

Perché è meglio evitare il metodo Estivill

Libri che spiegano come far dormire i bambini di notte senza essere svegliati dal loro pianto ne esistono parecchi in commercio, più o meno autorevoli.  Un libro che tratta questa materia non deve essere convincente, ma deve spiegare come funziona il sonno nei bambini e fornire possibili soluzioni: spetta ai genitori scegliere quella migliore per la propria famiglia. Ad esempio, uno di questi libri è quello di Alessandra Bortolotti edito da  Mondadori: “I cuccioli non dormono da soli” in cui l’autrice suggerisce, senza manipolazioni, come affrontare il problema.

Il libro “Fate la nanna” del dottor Eduard Estivill Sancho, pediatra di Barcellona, è il libro attualmente più venduto, ma questo metodo  è assolutamente criticato dalla stragrande maggioranza di psicologi, pedagogisti e neuropsichiatri infantili e molti studi scientifici sono fortemente contrari a questo approccio.

Ecco alcune motivazioni per cui il metodo Estivill non è considerato adatto:

  • Nonostante le critiche a cui va incontro il metodo, l’autore ed i suoi collaboratori non hanno pubblicato un solo studio scientifico che dimostri la validità del metodo e in fondo al libro non vi è nemmeno un rigo di bibliografia.
  • Il Garante per l’infanzia si è espresso a sfavore di questo metodo a seguito di una segnalazione dell’Associazione culturale pediatri in merito ad una trasmissione televisiva che proponeva immagini forti di un bambino sul quale veniva applicato il metodo Estivill. Inoltre documenti ufficiali che mettono in guardia dai possibili rischi sono stati prodotti da autorevoli associazioni mondiali.
  • Il pianto è il segnale che i bambini utilizzano per comunicare con i genitori o con chi si prende cura di loro. Il bambino ha bisogno di rassicurazione e conforto da parte dall’adulto. Ignorare il pianto di un bambino significa denigrare l’efficacia del segnale di cui è dotato per natura e alimentare un senso di inadeguatezza circa la sua capacità di esprimere disagi e paure. 
  • Il pianto prolungato dei bambini ha un effetto negativo sul loro sistema endocrino. La psicoanalista inglese Sue Gerhardt ha dimostrato e pubblicato che: “L’essere costantemente ignorati quando si piange è particolarmente pericoloso perché alti livelli di cortisolo nei primi mesi possono anche incidere sullo sviluppo di altri sistemi di neurotrasmettitori i cui percorsi devono ancora essere stabiliti. Essi sono ancora immaturi e non pienamente sviluppati persino dopo lo svezzamento. Infatti il ritmo normale di produzione di cortisolo ha un picco la mattina, al risveglio, e ci vuole quasi tutta la prima infanzia (fino ai 4 anni circa) per stabilire un andamento adulto della quantità di cortisolo, alta la mattina e bassa la sera”.
  • La dottoressa Sue Gerhardt aggiunge: “si è scoperto che coloro che hanno avuto un costante contatto fisico, che sono stati spesso tenuti in braccio e che hanno ricevuto molta attenzione durante la prima infanzia, da adulti hanno un’abbondanza di recettori del cortisolo. Ciò significa che possono facilmente gestire lo stress”.

Il pianto prolungato può incidere sui ritmi fisiologici del bambino:

  •  Alterando i cicli del sonno e le fasi Rem e non Rem. 
  • Alterando la maturazione dei neuroni.
  • Inducendo una produzione di cortisolo in eccesso e protratta, quindi produzione di stress.

Il pianto prolungato può causare disagi psicologici:

  • Il bambino non può più avvalersi del pianto come segnale di richiesta di aiuto.
  • Il bambino perde fiducia in se stesso, non crede più nelle sue capacità di farsi aiutare. Si rassegna al fatto che nessuno risponde al suo richiamo e smette di chiamare quando si sveglia.
  • Estivill per convincere i genitori, che per istinto e amore sono disponibili ad accogliere ogni consiglio, usa sapientemente parole per renderli dipendenti dal metodo e per delegare a lui stesso il problema. L’autore elabora un vero e proprio programma di persuasione producendo ciò che si definisce disempowermen.

Attenzione quindi a non farvi manipolare!

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