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Il fumo e le polveri sottili nella vita intrauterina

Il fumo e le polveri sottili nella vita intrauterina

Vivere in luoghi inquinati con alti tassi di polveri sottili può avere ripercussioni sulla salute di adulti e bambini; scienziati, ricercatori e medici seguono con costante attenzione il manifestarsi dei danni che lo smog crea; nemmeno il feto nel ventre materno è al sicuro.

Dai diversi convegni dedicati a inquinamento e salute emerge che lo smog presente nei polmoni della madre può, attraverso il sangue, arrivare alla placenta minacciando il feto.

E’ stato documentato un numero considerevole di bambini di basso peso alla nascita e di crescita limitata tra i neonati esposti alle polveri sottile durante la vita intrauterina. Le ricerche proseguono e non si escludono ripercussioni a livello dello sviluppo del sistema nervoso e dei polmoni.

Mina Gaga, capo del dipartimento di pneumologia del Sotiria Hospital di Atene, commentando gli esiti di una ricerca presentata nel corso del congresso della Società europea di pneumologia, ha affermato che: 

«Non è la prima volta che si ipotizzano questi effetti sui bambini che nascono in luoghi particolarmente inquinati, ma adesso sappiamo che la fase trascorsa all’interno dell’utero potrebbe non essere sufficiente a proteggere una vita che s’appresta a nascere».

Anche in Italia, a Terni,  dove si è tenuto un convegno dedicato a “Inquinamento e salute”, sono emersi dati importanti sui danni da polveri sottili inalati dalle puerpere durante la gravidanza. 

Le cellule del sistema immunitario, denominate macrofagi, che lavorando inglobano particelle nocive come batteri e particelle di inquinamento, sono state  trovate in grande quantità anche sul tessuto placentare quando ancora si pensava che buona parte delle sostanze inquinanti venisse trattenuta nelle vie aeree e nei polmoni della puerpera.

Jonathan Grigg, docente di malattie respiratorie pediatriche alla Queen Mary University di Londra, ha evidenziato tracce di particelle di carbonio all’interno della placenta di cinque donne residenti a Londra (non fumatrici). Analizzando le placente al microscopio elettronico, i ricercatori hanno constatato 72 aree annerite, riconosciute come depositi di particelle di carbonio e considerate il prodotto della combustione di petrolio, carbone  e gas naturale.

A Parigi è stata presentata una ricerca in cui si evidenzia come l’esposizione dei feti a pesticidi (Ddt, isolanti elettrici, insetticidi) determini anche una riduzione della  funzionalità polmonare nel corso dell’infanzia con tassi più elevati di asma, dispnea e infezioni respiratorie. 

Lo studio dei biomarcatori nel corso della gravidanza potrebbe essere un indicatore della salute del nascituro, utile per prevenire malattie croniche (cardiovascolari, respiratorie, oncologiche). La placenta, d’altra parte, è una «scatola nera» del nostro futuro epigenetico. Gli esperti sono concordi nell’affermare che la fase della vita trascorsa in utero è sensibile alle informazioni che giungono dall’ambiente.

Tutto ciò deve renderci più consapevoli degli effetti nocivi del fumo e dell’inquinamento nelle donne in gravidanza, effetti negativi che si verificano anche al di sotto dei limiti attuali raccomandati dall’Unione Europea.

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