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I miti del parto

I miti del parto

La magia del parto ha ispirato persino Ippocrate che nel V secolo a.C. sosteneva che il travaglio inizia quando il feto ha fame! Secondo Ippocrate il bambino inizierebbe a puntare i piedi sul fondo uterino, che si trova nella parte alta della pancia, quando sente i primi morsi della fame, provocando alla mamma una sensazione di fremito nella parte bassa dell’utero e iniziando ad innescare piccole contrazioni.

Nel tempo questa fantasiosa teoria della “fame” è stata sostituita dalla teoria della forza di gravità: il feto, raggiunto un determinato peso, non potrebbe essere contenuto nel pancione e quindi sarebbe costretto ad uscire.

Per un lungo periodo ha avuto credito la teoria della placenta invecchiata  o del corpo estraneo. Secondo questa teoria la placenta espelle il feto, dopo aver assolto per molte settimane alla sua funzione, come fosse un corpo estraneo e perché non più in grado di nutrirlo. 

Sappiamo oggi che nessuna di queste teorie ha un fondamento scientifico e  che ad avviare il travaglio del parto concorre un perfetto gioco di ormoni. Infatti, con il raggiungimento della maturità polmonare del bambino, si verifica un calo nella produzione di progesterone e un aumento di estrogeni; questo processo stimola il rilascio di prostaglandine, ormoni in grado di far contrarre l’utero e dare il via alla dilatazione del collo.

Ma tante sono le domande che affiorano durante la gravidanza, ed è bene sfatare alcune credenze popolari. 

  • Fare l’amore stimola  le contrazioni?

Durante i nove mesi i rapporti sessuali non sono in grado di provocare contrazioni, ma alla fine della gravidanza possono contribuire ad aumentare l’attività contrattile. Nel liquido seminale sono contenute prostaglandine che, come citato in precedenza, hanno la capacità di far contrarre l’utero, preparandolo a poco a poco alla dilatazione. Nelle ultime settimane di gravidanza, quindi, i rapporti non solo non sono vietati ma sono addirittura consigliati!

  • Se si fanno sforzi si rompe il sacco?

Se la gravidanza procede per nove mesi senza intoppi, fino alle ultime settimane si può tranquillamente svolgere attività fisica e dedicarsi ai consueti lavori domestici, ma devono essere attività moderate.

E’ un’altra credenza popolare quella secondo cui i tempi del travaglio si possono accelerare compiendo uno sforzo in più dedicandosi, ad esempio, alle “grandi pulizie” di casa. 

Facendo uno sforzo più intenso può capitare che le membrane si rompano ma in assenza di attività contrattile e dilatazione, la rottura precoce del sacco non è un fattore favorevole. Perciò i tempi del travaglio potrebbero allungarsi, anziché accorciarsi, nell’attesa che l’attività contrattile si attivi spontaneamente. Una volta rotto il sacco, se il travaglio non si avvia naturalmente nel giro di 48/72 ore, il parto deve essere indotto attraverso la somministrazione di ossitocina.

  • Se si perdono le acque si rischia il “parto asciutto”? 

Quando si rompe il sacco, fuoriescono solo le acque contenute nel polo inferiore delle membrane, che è una piccola sacca che si forma nella parte bassa dell’utero. Invece le acque posteriori rimangono e continuano ad avvolgere il bebè fino al momento della nascita, senza lasciarlo “all’asciutto”! È vero, però, che con la rottura del polo inferiore delle membrane viene a mancare la pressione che questa sacca esercita sul collo dell’utero e che facilita la sua distensione e dilatazione.

  • Se si perde il tappo mucoso il travaglio è imminente? 

Il tappo mucoso è una sostanza gelatinosa che chiude la cervice isolando l’utero dall’ambiente esterno. Quando il bambino comincia a premere con la testa e il collo comincia a dilatarsi, può succedere che il tappo venga espulso. Da questo momento possono trascorrere ancora alcuni giorni (fino a 7/10) prima che il bimbo nasca, come può succedere che le contrazioni a poco a poco diventino più intense e diano inizio al travaglio vero e proprio. Insomma, non è un segnale di parto imminente, ma sicuramente sta ad indicare che la gravidanza sta giungendo a termine.

  • Quando c’è la luna piena ci sono maggiori probabilità di partorire? 

È un dato statistico che, quando c’è luna piena, partorisce un maggior numero di donne. La motivazione scientifica di questa coincidenza ancora manca, ma può essere associata al ciclo mestruale che, quando regolare, dura 28 giorni, esattamente come il ciclo lunare.  Sappiamo che le fasi lunari influenzano il movimento dei mari, dando origine alle maree e quindi dei liquidi. E’ pertanto ipotizzabile che la luna piena, più che stimolare il parto, possa favorire la rottura delle membrane.

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